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La
Mostra "Correggio e l’antico"
si propone di mettere in luce
uno dei temi meno noti e più
contrastati della vicenda critica
e storiografica dell’artista
emiliano, quello del suo
legame con Roma e con l’antichità.
Giorgio
Vasari riteneva che fosse indispensabile,
per la formazione dell’artista
del Cinquecento, compiere un
viaggio iniziatico nella
Roma classica, già
in quegli anni considerata sia
come Antico che come riferimento
a Raffaello e Michelangelo.
Nella sua Vita di Antonio
Allegri, al quale dedica tuttavia
parole di grande considerazione,
Vasari afferma che egli non
si recò mai a Roma ed
è evidente che interpreta
questo viaggio mancato come
una lacuna irreparabile nella
formazione del suo stile, al
punto da dichiarare che la maniera
di Correggio dipende esclusivamente
dal ‘naturale’,
cioè dall’osservazione
della natura, e non dalla meditazione
delle testimonianze classiche.
Oggi
la critica è tutta concorde
nel ritenere, contrariamente
al pensiero di Vasari, che Correggio
andò a Roma. La sua produzione
a partire dal 1518-1520 dimostra
quanto la città sia stata
per lui un luogo di
confronto artistico ineludibile
e una fonte suprema di ispirazione,
poiché accoglieva le
vestigia antiche ma anche l’opera
dei due sommi maestri del Rinascimento,
Raffaello e Michelangelo.
Questa
mostra vuole evidenziare, con
la selezione delle opere di
Correggio e con il percorso
espositivo, la sua ricezione
attiva, l’assimilazione
profonda della lezione dell’antichità.
Egli esprime l’antico
con tale naturalezza, lo rende
così vivo e vero che
Vasari non riuscì a comprenderlo.
Si
propone una ricostruzione del
percorso creativo dell’artista
a partire da un’accezione
dell’antico come gusto
erudito e archeologico, ereditato
dal suo alunnato presso la bottega
di Mantegna e qui ravvisabile
in opere giovanili come la Madonna
col Bambino di Washington
o la Natività di
Milano.
Il
percorso procede verso una fase
matura in cui si assiste all’immersione
sentimentale nell’antico
quale modello supremo, del quale
Correggio trasfigura tipi e
forme con un personale lessico
elegiaco che è particolarmente
intenso nella serie degli Amori
di Giove e nelle allegorie
erotiche e mitologiche. In queste
opere si assiste all’esperienza
del sentimento dell’antichità,
sua espressione più alta
e sublime del rapporto con quel
mondo.
Per
meglio illustrare questo percorso,
alle opere di Correggio sono
state affiancate sculture
classiche, che hanno
la principale funzione di stimolare,
attraverso la visione diretta
e la ‘palpabilità’
del raffronto, possibili relazioni
iconografiche e formali, e indurre
suggestioni poetiche consentendo
di individuare le loro tracce
nei dipinti.
La
Galleria Borghese, che accoglie
un’importante collezione
archeologica e induce, con la
ricchezza e articolazione dei
suoi parati architettonici e
decorativi, a tessere continui
rimandi visivi, si propone come
una cornice eloquente per gli
accostamenti fra Correggio e
la statuaria antica. |